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Erri De Luca: I pesci non chiudono gli occhi. A dieci si sta dentro un involucro che contiene ogni forma futura. Si guarda fuori da presunti adulti ma stretti in una taglia minima di scarpe.

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Erri De Luca

I pesci non chiudono gli occhi

Feltrinelli

 

A dieci anni l’età si scrive per la prima volta con due cifre. È un salto in alto, in lungo e in largo, ma il corpo resta scarso di statura mentre la testa si precipita avanti. D’estate si concentra una fretta di crescere. Un uomo, cinquant’anni dopo, torna coi pensieri su una spiaggia dove gli accadde il necessario e pure l’abbondante. Le sue mani di allora, capaci di nuoto e non di difesa, imparano lo stupore del verbo mantenere, che è tenere per mano.

I pesci non chiudono gli occhi ci racconta un pezzo di madre, uno di padre, una scelta, una freccia scoccata a ritroso nel tempo, una terra che non sarà mai più così, una ragazza che non ha un nome e perciò è una ragazzina, e non una bambina, e che conosce il movimento che parla ogni animale, uno sguardo che non si ri-posa e si spalanca sul corpo nuovo che deve rompersi, deve sgusciare fuori dal piccolo e debole corpo vecchio, per farsi parvenza di uomo.” (L.R. Carrino)

 

 

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