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Gilbert Sinoué: Donne d’oriente. Il ritratto di dodici donne d’Oriente che hanno lasciato un’impronta indelebile nel grande libro della Storia umana

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Donne oriente

Gilbert Sinoué

Donne d’oriente

Neri Pozza

 

Che siano nate povere o ricche, in Egitto o in Marocco, in Siria o a Costantinopoli, in epoche disparate, le donne d’Oriente hanno saputo forzare la mano al destino ed ergersi, contro tutto e sopratutto, nel firmamento della storia. Sono eroine dai profili diversissimi. Che si tratti dell’indimenticabile Um Kalsum, celeberrima cantante popolare egiziana degli anni Venti, di Hoda Shaarawi, femminista ante litteram, di Hatshepsut, la prima donna a salire sul trono dei Faraoni, di Zenobia, regina di Palmira, o ancora di Aisha, la moglie preferita del profeta Maometto, tutte, a modo loro, hanno lasciato un’impronta indelebile nel grande libro della Storia umana. Tra tanti personaggi appassionanti, da Cleopatra a Makeda, regina di Saba, la vicenda di Aimée Dubuc de Rivery, cugina di Joséphine de Beauharnais, nata in Martinica nel 1776, è particolarmente rocambolesca. Rimasta orfana all’età di dieci anni, viene mandata a Nantes, in un collegio per ragazze di buona famiglia. Ma due anni dopo, nel 1788, subisce un evento che le rivoluzionerà la vita. L’imbarcazione che la riporta in Martinica è infatti assalita da una nave di corsari algerini. La bella fanciulla, divenuta schiava, finisce nell’harem del sultano di Costantinopoli prima di diventar  lei stessa sultana. Quanto a Um Kalsum, contadina egiziana nata verso il 1900 e diventata un’icona del mondo arabo, impossibile sfuggire al suo fascino. Basti pensare che la sua voce emetteva 14.000 vibrazioni al secondo, rispetto alle 4.000 di una voce normale. È il destino unico e appassionante di queste donne che Gilbert Sinoué descrive in piccole monografie svelte ma essenziali ed appassionanti, dove sogno e realtà si confondono. Dodici capitoli brevi e scarni, ricchissimi però di informazioni storiche che non diventano mai pedante erudizione, ma danno una cornice viva e fervida a quelle esistenze intense.

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