Homepage

dELLe pOSSIBILi iNFINITà – AntologiA DellA MentE. Mostra fotografica di Luigino Pellizzaro 20 – 26 Settembre 2013

4 commenti

20 – 26 Settembre 2013

Biblioteca Civica

dELLe pOSSIBILi iNFINITà
- AntologiA DellA MentE -

Mostra fotografica di Luigino Pellizzaro

 

21_09Vicenza, 1991

 

Inaugurazione Sabato 21 Settembre ore 17.30

Presentazione

Sono profondamente convinto che siamo intrisi di bellezza.
La vita ci riserva il piacere di scoprirne le tracce ed il modo di rivelarla. Così come abbiamo bisogno di liberare – talvolta violentemente – parti di noi sofferenti, di poter gridare tutto il dolore o ribellarci alle tragedie dell’umanità, altrettanto abbiamo bisogno della quiete, del silenzio, di identificarci in tutto ciò che è alto ma anche semplice: contatto, calore, vicinanza. Sono questi i nostri mattoni esistenziali.
Poi, di tutto quanto vada oltre noi, al di là del breve tempo… Abbiamo bisogno di infinità.
Dati i limiti temporali della vita, conosciamo la reiterazione, la ricorsività: sono infatti processi generativi i figli e lo sono le opere, le memorie, la cultura…
Orme a traccia di ogni passaggio.
Siamo da sempre assetati di cielo, di terra e di ogni cosa che ci possa accogliere, confermare l’esistenza, darci certezze e sicurezza. Sazi di queste, diventiamo allora affamati di digiuno, di silenzio, di solitudine…
Ecco, esistiamo un po’ “ad elastico”, tra la curiosa incertezza del domani e la paura del troppo certo di ieri. E nell’altalenare di emozioni, sensazioni e ragioni vi è il bisogno di altri con cui stare, andare, esplorare ed esplorarci. La quotidiana ed ingenua (naif…) scoperta della bellezza pare essere anzitutto quell’equilibrio che ci fa rattristare e godere al tempo stesso della nostra infinita umanità (forse proprio per tutte le limitazioni possibili…), o quel continuo squilibrarsi dell’animo in tensioni opposte tra finitezza ed indefinito-infinito.
Come in fotografia il contrasto di tonalità, il tenue opporsi o il violento delinearsi delle luci e delle oscurità vanno a formare le immagini, così il ritrovare ed accogliere la nostra condizione umana come un fatto di possibilità e di potenzialità rende viva l’esistenza. Potrebbe essere questo lo spazio della “bellezza” possibile.
Il tempo… Lo spazio…. Nel preparare questa mostra ho dovuto ripercorrere il mio tempo, tornare ai miei 22 anni e prima, riviverli nello sfogliare le pellicole, ascoltarli nelle prove di stampa… Ebbene, in quei momenti si è aperto credo in me uno spazio, credo mi abbia preso un senso di vastità, di sconfinamento, come si potrebbe stare nello scoprire nuove stanze in casa propria.
Di smarrimento… Per ogni immagine mi è parso di sentire ancora il battito della mente, le memorie del cuore; le sensazioni arrivano fino alla pelle e mentre guardo credo di sentire ancora la pioggia, il vento, il sole, la luce scendere, le tante euforie, qualche brivido correre e correre i pensieri. Se mi guardo attorno adesso non so l’ora né il giorno… come sospeso… ma ho più forte che mai la percezione della mia esistenza, quasi mi fosse tutta davanti agli occhi e la potessi scorrere, o come una musica ripercorrerne il rigo, risentirne le note…
Poi un rumore: lo scatto! Ecco, un ritrovamento.
A dirsi è strano, tutto alquanto strano. Tutto mi appare amplificato e ristretto in un tempo, quasi un dilatarsi dell’anima in un concentrarsi di vita… E’ una dimensione a cui non so dare nome, o parole, ma è quanto intendo per “possibili infinità”.
Vi è un’altra condizione altrettanto importante, direi più necessaria: se la fotografia è essenzialmente un atto solitario, ecco che questi momenti diventano anzitutto incontro. Un grande fotografo americano di origini tedesche – Alfred Stieglitz – disse che fotografare è come riportare in immagine quanto “vidi e sentii”; egli chiama una sua serie di fotografie “Equivalenti” affermando così la fotografia come strumento emotivo prima che sensoriale. Eravamo negli anni venti allora, quasi un secolo fa: cambia la tecnologia, ma l’anima dell’arte rimane ad oggi immutata, la
medesima da millenni direi.
Forse ciò di cui ha bisogno l’uomo da sempre è di raccontare e raccontarsi, cercare e cercarsi, di comunicare, di spiegarsi, forse di rendere comune ciò che troppo caparbiamente ognuno ritiene essere solamente realtà propria: l’anima del mondo, l’abbraccio a quella grande Anima a cui tutti apparteniamo.

Rispondi