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8 marzo 2014 Giornata internazionale della Donna: la nostra bibliografia

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8 marzo 2014
Giornata internazionale della Donna

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Scarica qui la bibliografia proposta dalla Biblioteca di Arzignano in PDF

LOTTO,
non solo a
MARZO

Bibliografia sulla violenza alle donne

Saggi

 

Annamaria Bernardini De Pace, Calci nel cuore, Sperling, 2004

C’è una forma di violenza molto sottile, che lascia i segni nel cuore e non sulla pelle. È la crudeltà di chi, dicendo che ci vuole bene, ci sminuisce fino a farci credere di non valere nulla, ci maltratta, ci manipola e ci impedisce di vivere. È il mobbing familiare. In questo libro, l’autrice rovescia molti luoghi comuni e ci svela, con grande amarezza, che il seme dell’amore malato si coltiva anche nelle famiglie “perbene” e non solo in quelle deprivate, ai margini del contesto sociale, e inoltre che crudeltà e violenza non sono espressioni esclusive del maschio predatore ma oggi si fanno spazio sempre più nella psiche femminile.

 

Caroline Brehat, Ho amato un manipolatore, Bompiani, 2011

Il mondo di Caroline cambia improvvisamente quando intervista Julian Jones, un cantante impegnato: si ritrova così nel vortice di una grande, sconfinata passione, come mai le era sembrato di vivere prima di allora, come un sogno che diventa realtà. Julian è un principe azzurro non solo bello e seducente, ma anche intelligente e sensibile, al punto che dopo pochi mesi di idillio i due si sposano senza esitazioni. I problemi iniziano subito dopo, quando la tenerezza del marito rivela una profonda fragilità, con imprevedibili cambiamenti d’umore: l’uomo passa dalla seduzione all’aggressività al dominio, e il sogno di Caroline si incrina. Un giorno, lei vede per strada un uomo che picchia sua moglie, si riconosce nella malcapitata e improvvisamente si scopre prigioniera di un mostro. È l’inizio della rinascita per una donna, moglie e mamma, il coraggio di una scelta portata avanti con tenacia, attraverso il divorzio e i giudizi taglienti della gente, fino a ritrovare la libertà. Un libro-denuncia che racconta la storia vera di una donna maltrattata dall’uomo che aveva scelto, una testimonianza lucida e forte per imparare a difendersi dai ladri d’amore.

 

Marco Cavina, Nozze di sangue, Laterza, 2011

“Di recente la Cassazione italiana si è trovata a giudicare un caso di maltrattamenti in cui il marito si giustificava sostenendo di aver picchiato la moglie per educarla a diventare una brava donna di casa, esperta nella ‘gestione’ domestica. Suo scopo era stato quello, a suo avviso ragionevole se non meritorio, di indurre la sua compagna a osservare regole di comportamento ispirate a un modello ideale di gestione familiare. Il suo era in sostanza il fine educativo che aveva legittimato tradizionalmente l’esercizio della potestà maritale. Tale argomentazione, sostenuta in primo grado e davanti alla corte d’appello di Torino, è stata infine respinta dalla Cassazione, che ha escluso qualsiasi ‘rilievo al fine educativo’ nel rapporto fra marito e moglie.” In queste pagine Marco Cavina indaga un tema di grande attualità, ricostruendo secoli di storia in cui la violenza maritale è stata prima giustificata dall’ambiente culturale circostante e poi divenuta un crimine perseguito in tutta Europa, ma la cui giustificazione è ancora fortemente radicata nel tessuto sociale. L’autore lavora su fonti dottrinali (teologi, precettisti morali, giuristi, politici), letterarie (novelle, commedie) e processuali, e le confronta con la cultura dominante nel corso dei secoli per poi esaminare gli ambiti nei quali maggiormente la violenza si è manifestata: quella correzionale diretta a educare la moglie, nel senso di farle rispettare le scelte che per l’intera ‘casa’ il marito riteneva di fare.

 

Concita De Gregorio, Malamore, Mondadori, 2008

La violenza sulle donne, in questi ultimi anni, è diventata una delle grandi emergenze sociali del nostro paese e non solo. Leggiamo sempre più spesso di donne maltrattate, sentiamo storie di violenza e di abusi e ci domandiamo cosa sia necessario fare per fermare quello che appare come un preoccupante segnale di degenerazione della vita nelle nostre città. Eppure, a ben vedere i dati sull’argomento, si tratta di un fenomeno che riguarda più la vita domestica che non le nostre strade, le nostre piazze o altri luoghi pubblici. Si tratta di una violenza che spesso si consuma tra persone che si conoscono, magari da lungo tempo, tra coppie consolidate, tra marito e moglie. Relazioni violente, che durano nel tempo, a cui, volendo, si potrebbe spesso anche sfuggire. Una volontà che però non trova mai la forza di diventare davvero decisione. Concita De Gregorio torna a indagare le ombre dell’amore. Questa volta però non dell’amore tra madri e figli, ma di quello tra uomini e donne. Prova a indagare tutte le ragioni e i risvolti di un amore che diventa violenza e a cui non ci si riesce a sottrarre. E lo fa raccontando storie appassionanti e commoventi di donne, famose e non, che nell’illusione di cambiare una storia sbagliata hanno per anni continuato a farsi del male.

 

Marie-France Hirigoyen, Molestie morali, Einaudi, 2000

Questo libro affronta un tema di drammatica attualità, che comincia a essere studiato dagli psicologi e considerato anche dalle organizzazioni del lavoro. Il “mobbing” è al centro dell’attenzione di molte riviste e giornali. È possibile distruggere qualcuno con le parole, gli sguardi, i sottintesi: espressioni come violenza perversa o molestia morale si rifescono a questo tipo di situazioni. Con l’apporto di numerose testimonianze, l’autrice analizza le peculiarità dei rapporti perversi e mette in guardia contro ogni tentativo di banalizzazione. Che si tratti di una coppia, di una famiglia o degli impiegati di un’azienda, il processo che porta le vittime nella spirale della depressione, se non al suicidio, è lo stesso.

 

Marie-France Hirigoyen, Sottomesse, Einaudi, 2006

La violenza all’interno della coppia è un tema poco analizzato; quando se ne parla, è spesso troppo tardi. Essa non va però ridotta ai soli aspetti culturali e sociali, bisogna tener conto degli elementi psicologici. Nel 98% dei casi qui censiti, l’autore delle violenze è un uomo, ma esistono situazioni inverse; l’importante è dimostrare che la violenza peggiore non sempre è la più visibile e che comprendere la molla scatenante le violenze significa iniziare a liberarsi.

 

Rosalind B. Penfold, Le pantofole dell’orco, Sperling, 2006

Per dieci anni Rosalind ha convissuto con un uomo che, dopo l’idillio iniziale, si è rivelato violento, crudele, bugiardo, traditore, alcolista. Nel corso di questa escalation di abusi e umiliazioni, la donna ha tenuto un diario a disegni che ora, a qualche anno di distanza, ha trovato il coraggio di pubblicare. I fumetti, grazie alla loro immediatezza, riescono a trasmettere il loro messaggio ai lettori con più forza e intensità, soprattutto con un tema così sconvolgente.

 

Giuliana Ponzio, Crimini segreti, Dalai, 2004

“Chi lavora quotidianamente con le donne vittime di violenza ne conosce i sensi di colpa e il senso di diffidenza e di sospetto che suscitano se decidono di allontanarsi dal partner. Il fatto che fin da bambine abbiano interiorizzato come “qualità” femminili il sopportare, il saper tacere, l’abnegazione, la disponibilità totale e la responsabilità del buon andamento della relazione, può produrre già di per sé un’asimmetria nella coppia in quanto codifica che da tali “virtù” ci sia qualcuno che ne trae vantaggio. E se queste “qualità” conferiscono alla donna identità e una percezione di sé come detentrice di un ruolo, l’allontanarsene può significare il venire meno a principi morali fortemente radicati con i sensi di colpa.”

 

Jasvinder Sanghera, Il sentiero dei sogni luminosi, Piemme, 2010

Mi fermai con la moneta sulla fessura del telefono. La mano mi tremava. Fuori della cabina, Jassey, il mio ragazzo, mi incoraggiava ad andare avanti. Lo feci, composi il numero e aspettai. “Mamma” sussurrai quando sentii la sua voce. Da quando ero scappata di casa non le avevo più parlato. Ma le sue parole non furono quelle che avrei voluto sentire. “Ci hai disonorato. Per noi è come se fossi morta”. Scivolai lungo la parete della cabina e rimasi accovacciata a terra. Non mi ero mai sentita così sola. Avevo quindici anni e il mio crimine era aver rifiutato di sposare l’uomo che mio padre aveva scelto per me, ed amare un ragazzo di una casta inferiore alla mia. Nonostante io sia cresciuta in Inghilterra, non potevo sfuggire alle mie origini indiane e musulmane. La mia famiglia era molto tradizionalista: una donna deve fare un matrimonio onorevole e accettare la propria condizione. Altrimenti è una donnaccia. Ma io non potevo farlo, io volevo essere libera di amare chi volevo e di andare al college. Non volevo fare la fine di mia sorella Robina. Lei le tradizioni le ha rispettate tutte, fino alla fine, quando non ha retto più. È vero che la libertà ha un prezzo, e io l’ho pagato fino in fondo. Da quella cabina sono uscita per seguire la scia luminosa dei miei sogni.

 

Nicoletta Sipos, Il buio oltre la porta, Sperling, 2009

Questa è una storia vera, anche se nomi e circostanze sono stati cambiati per proteggere l’identità delle persone coinvolte. A raccontarla alla scrittrice e giornalista Nicoletta Sipos è stata la protagonista stessa, che chiameremo Alice, una signora italiana della buona borghesia, che per anni ha subito dal marito, un professionista di fama, violenze e soprusi fisici e psicologici. Un calvario che lei ha affrontato in silenzio, senza mai ribellarsi, appellandosi ogni volta all’amore che provava per lui e per i loro tre figli. Una vicenda emblematica e al tempo stesso paradossale: perché gli abusi, del tutto gratuiti, immotivati, non sono nati in un contesto sociale degradato, ma in un ambiente ricco, colto, evoluto. Tanto più sconvolgente appare perciò ascoltare la voce dolente della protagonista che rievoca i tremendi momenti passati in balia dell’affascinante, irreprensibile consorte che tutte le amiche le hanno sempre invidiato. E del quale, a lungo, lei stessa è stata perdutamente innamorata. Finché un giorno qualcosa è scattato, come se il malefico incantesimo che l’aveva paralizzata si fosse spezzato: Alice non è più disposta a subire, si ribella, cerca una via d’uscita, pur consapevole dei rischi che corre e di quanto sarà difficile risalire la china, dire la verità ai ragazzi, pensare a un futuro senza quell’uomo che con una mano le dava il necessario, e anche il superfluo, e con l’altra la schiacciava a terra. Ma ricominciare si può, si deve, per ritrovare la dignità perduta.

 

Lisa J. Shannon, Mille sorelle, Piemme, 2011

Un giorno come tanti, nel salotto della bella casa in stile Victoria, dalla tv una realtà sconvolgente irrompe nella vita di Lisa. Un servizio sul Congo, dove nell’ignoranza mondiale si è consumata una guerra civile da quattro milioni di morti. La tv sciorina i numeri impressionanti di una tragedia nella tragedia, quella delle donne congolesi violentate e che fanno di quel paese il posto peggiore al mondo dove essere donna. Il servizio si conclude con un appello delle vittime: “Non dimenticateci”. Avrebbe potuto fermarsi lì, Lisa. Indignarsi, turbarsi, e poi lasciarsi distrarre dalla vita di ogni giorno. In fin dei conti che differenza può fare il contributo di una persona sola? Invece accetta l’invito e comincia con l’organizzare corse di beneficenza per raccogliere fondi. Ma è quando finalmente arriva in Congo che la sua vita cambia per sempre. Conosce Wendolyn, rimasta incinta dopo una violenza, Therese, a cui hanno ucciso dieci figli e che per rimozione non ne parla da così tanto tempo da non ricordarsi più nemmeno i loro nomi. Generose, che ha attraversato un inferno indicibile, ma che accoglie bambini orfani pur non avendo niente nemmeno per sé. E come lei tante altre. Il contrasto tra il passato doloroso di ognuna di queste donne e la loro perseveranza, il coraggio, la generosità e la fiducia nella vita colpisce Lisa nel profondo, e la spinge a dedicarsi a tempo pieno alla sua nuova missione.

 

Naziran, Bruciata con l’acido, Sperling, 2011

Quaranta rupie. Tanto costa nei villaggi rurali del Pakistan – un flacone di vetriolo, l’arma letale che, ogni anno, condanna oltre centocinquanta donne a una fine atroce o, nel caso migliore, a un’esistenza d’inferno. Quaranta rupie, meno di mezzo euro: il prezzo di una vita. Naziran è una vittima dell’acido. All’età di vent’anni le è stato rubato il viso per sempre. Le hanno rovesciato addosso il vetriolo in piena notte, per ucciderla e sbarazzarsi di lei. Ma la sua voglia di vivere ha prevalso e il suo spirito di combattente, allenato da anni di violenze e di umiliazioni, le ha instillato la forza di ripartire e raccontare al mondo la sua storia. Quella di una bambina nata nella povertà, costretta a soli tredici anni a un matrimonio con un uomo crudele che, a suon di percosse e minacce, le ricorda ogni giorno la colpa di non avergli dato un erede maschio. E quando la morte di lui giunge come una liberazione, l’incubo si fa ancora più nero: il cognato la prende in casa come seconda moglie e le riversa contro tutto il suo odio, decidendone infine il terribile destino. Dopo la notte dell’acido, Naziran ha avuto il coraggio di denunciare il suo carnefice per ritrovare almeno la dignità che le era stata sottratta. Così quella donna fragile e fortissima è diventata il simbolo di una lotta disperata per fare uscire dall’ombra tutte le vittime di una tortura disumana.

 

Fakhra Younas, Il volto cancellato, Mondadori, 2005

Quella di Fakhra è una storia estrema e tragicamente diffusa. Quando è arrivata in Italia dal Pakistan per farsi curare, aveva la faccia deturpata e il collo talmente rattrappito dalle cicatrizzazioni da non consentirle più di alzare la testa. Suo marito aveva deciso di sfogare la propria gelosia e la propria rabbia sfigurandola con dell’acido. Questo libro è la storia della vita, del dramma e della rinascita di una donna. L’infanzia difficile, il lavoro ammirato e biasimato di ballerina, gli innamoramenti, le delusioni, il matrimonio con il figlio di un importante uomo politico. Fino alla violenza dell’acido, le lunghe degenze, la lenta ricostruzione esteriore e interiore, il ritorno a una vita normale.

 

Robin Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli, 2009

Perché amare diviene “amare troppo”, e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. “Donne che amano troppo” offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell’uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo. Con simpatia e competenza professionale Robin Norwood indica un possibile itinerario verso la consapevolezza di se stessi e verso l’equilibrio dei sentimenti.

 

Vera Slepoj, Le ferite delle donne, Mondadori, 2002

Dalla masochista all’aggressiva, dalla bruttina stagionata all’irresistibile seduttrice a quella che si innamora sempre dell’uomo sbagliato, ogni donna ha una ferita da nascondere. Questo libro analizza con lucidità i modi e i motivi della sofferenza femminile, nelle sottili convergenze fra ragioni biologiche, psicologiche, sociali e culturali. E, seguendo il varco aperto da queste ferite, affonda nel mondo interiore delle donne. Per scoprire che la fragilità è l’altra faccia di una sensibilità accentuata; che la seduzione e il narcisismo nascondono un bisogno di conferme; che la paura di essere abbandonate deriva dalla condizione storica di dipendenza dal marito.

 

Questo non è amore. Venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne, Marsilio, 2013

Attraverso il racconto di ogni protagonista, i fatti, le emozioni, le botte, si svelano le cause scatenanti e le dinamiche di coppia. Episodi ripetuti di maltrattamenti alternati a “pentimenti” del partner. E la tragedia sempre in agguato. Tutto questo avviene nella “normalità” e nella convinzione che la violenza riguardi altri. Ma a un certo momento accade “qualcosa” per cui le donne capiscono che così non può continuare. Che cosa? Ogni storia ha una sua “chiave” che la tiene inchiodata alla violenza e una che la porta a non voler più subire. Qualche volta quel maledetto meccanismo si rompe prima che sia troppo tardi. Le protagoniste, raccontandosi, affrontano quella violenza subdola che colpisce le donne nel momento in cui dicono “no”, sottraendosi ai ruoli imposti da qualcosa che è nato come amore. Ma che non lo è più. Violenza fisica e anche psicologica che attraversa le classi sociali e spesso coinvolge i figli.

 

Serena Dandini, Ferite a morte, Rizzoli, 2013

“Ferite a morte nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio. Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: ‘E se le vittime potessero parlare?’ Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l’ironia, l’ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. Donne ancora piene di vita, insomma. ‘Ferite a morte’ vuole dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi. Ma non mi sono fermata al racconto e, con l’aiuto di Maura Misiti che ha approfondito l’argomento come ricercatrice al CNR, ho provato anche a ricostruire le radici di questa violenza. Come illustrano le schede nella seconda parte del libro, i dati sono inequivocabili: l’Italia è presente e in buona posizione nella triste classifica dei femminicidi con una paurosa cadenza matematica, il massacro conta una vittima ogni due, tre giorni.”

 

Loredana Lipperini, “L’ho uccisa perché l’amavo” FALSO, Laterza, 2013

Delitto passionale. Raptus. Gelosia. Depressione. Scatto d’ira. Tragedia familiare. Perché lei lo ha lasciato, chattava su Facebook, non lo amava più, non cucinava bene, lavorava, non lavorava. Nascondendo la vittima, le cronache finiscono con l’assolvere l’omicida: una vecchia storia, nata in tempi lontani e ancora viva fra noi. Per questo bisogna imparare a parlare di femminicidio. Tutti, non solo media. Dobbiamo farlo noi. Dobbiamo trovare le parole.

 

Il lato oscuro degli uomini, Ediesse, 2013

Violenza contro le donne: cosa si sta facendo in Italia? Inasprire le norme repressive e isolare i comportamenti violenti maschili – che sono ormai arrivati ad un femminicidio ogni due giorni – facendone casi eccezionali, patologici, lascia inalterati i modelli culturali fondati su quegli equilibri patriarcali di potere contro i quali hanno lavorato fin dagli anni Ottanta i Centri antiviolenza e le Case per donne maltrattate, frutto delle lotte femminili e femministe. Comprendere invece che la violenza sulle donne è prima di tutto un problema degli uomini significa spostare l’attenzione dalle vittime agli autori, a quella “questione maschile” che tutta la violenza di genere sottende. Il volume coglie, nella parte iniziale, questo cambiamento di ottica attraverso una ricerca – la prima in Italia – che censisce le esperienze d’avanguardia rivolte agli uomini violenti nel nostro paese, nelle carceri e nei centri, in ambito privato e pubblico, e offre un quadro di programmi sviluppatisi a livello internazionale, cui le esperienze italiane fanno riferimento. Nella seconda parte sono presentate le riflessioni e le proposte di studiosi e studiose afferenti a molteplici discipline, e le esperienze di operatrici e operatori con ruoli professionali diversi. In appendice, un’analisi critica del recente decreto legge n. 93/2013 convertito nella legge del 15 ottobre 2013 n. 119.

 

La violenza sulle donne e sui minori, Carocci, 2013

La violenza contro le donne e i minori, oltre a quella presente in altre relazioni interpersonali, è frequente, ha effetti devastanti sulle vittime e su tutta la comunità, ma rimane spesso invisibile. Dobbiamo constatare che ancora oggi le risposte sociali in proposito sono a volte frammentate o insufficienti. Questo testo si rivolge a tutti coloro che, nel loro lavoro, incontrano vittime di violenza e vogliono aiutarle. Per capire il fenomeno e intervenire correttamente, è essenziale un approccio di rete. Per questo, il volume ha un taglio multidisciplinare: hanno collaborato, infatti, esperti di vari ambiti – servizi sociosanitari, magistratura, forze dell’ordine, scuola, associazioni femminili, università – vincendo la sfida di realizzare un testo coerente, pur nella diversità di punti di vista e di linguaggi. Il libro, chiaro, preciso, aggiornato e ricco di indicazioni pratiche, è uno strumento indispensabile per la formazione sul tema e per tutti coloro che sono impegnati a contrastare la violenza e a sostenere le vittime.

 

Giulia Bongiorno, Con la scusa dell’amore, Longanesi, 2013

“È una battaglia che si vuole combattere davvero?” rispondono Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker a chi chiede cosa si può fare per sconfiggere la violenza sulle donne. Loro questa battaglia la combattono da sei anni, da quando hanno fondato Doppia Difesa. Sei anni di impegno intensissimo e di riflettori accesi su una drammatica realtà per troppo tempo ignorata. Sulla base di esperienze innanzitutto personali, alcune raccontate qui per la prima volta, Bongiorno e Hunziker spiegano come la violenza si possa estirpare soltanto agendo sulla discriminazione che ne è l’anticamera. Le loro storie, e quelle delle vittime incontrate, ascoltate, difese, evidenziano infatti punti deboli e contraddizioni di una società in cui le donne faticano a credere in se stesse e a essere solidali, in cui spesso sono costrette a scegliere tra lavoro e famiglia (anche per la scarsa collaborazione di mariti e compagni), in cui ancora si pensa che esistano lavori “da uomini”, in cui parole come “stalking” e “femminicidio” sono tristemente all’ordine del giorno. Ecco perché è necessaria una ri-educazione civile, intellettuale e sentimentale – in famiglia, a scuola, sul lavoro – imperniata su uguaglianza e rispetto, degli altri e di sé. Solo se riusciamo a cambiare i nostri comportamenti possiamo contribuire a un cambiamento più grande. Un cambiamento che la legge può e deve accompagnare.

 

 

 

Cristina Obber, Non lo faccio più, Unicopli, 2012

“Ci sono film che rimangono con te anche se passano anni senza che tu ne parli. Fanno parte della tua vita. E un giorno, distrattamente, basta un soffio di vento a restituirtene la poesia, l’orrore, la malinconia. Sul volto di Sofia Loren ne ‘La Ciociara’ si respira tutta l’impotenza che trafigge una donna, e soprattutto una madre, dopo il dramma dello stupro. L’orrore del dopo, quando tutto è compiuto. Nessun rewind per ripartire da capo, per girare la scena con un nuovo ‘Se…, Se non avessi fatto…, Se avessi detto…, Se avessi pensato che…’ Quell’impotenza ce la portiamo addosso da sempre noi donne, esposte con i nostri corpi a divenire pezzi di carne su cui sfogare rabbia e frustrazioni. Quell’impotenza la sentiamo ogni volta che accendiamo la radio e ci dicono che un altro tizio ha abusato di un’altra lei, un’altra noi. Questo libro è il frutto di un momento di ribellione a quella impotenza.” Così Cristina Obber spiega la necessità e l’urgenza di un lavoro come questo che, attraverso le storie di Veronica, Alessandro, Marco, ci fa conoscere la voci di chi la violenza l’ha subita e di chi l’ha inflitta.

 

 

 

Ida Magli, Sulla dignità della donna, Guanda, 1993

La violenza sulle donne, Regione del Veneto, 2008

Cloe Madanes, Amore, sesso e violenza, Ponte alle Grazie, 2000

Marinella Cozzolino, Il peggior nemico, Armando, 2001

Giuliana Dal Pozzo, Così fragile così violento, Editori riuniti, 2000

Amnesty International, Il terrore dentro casa, EGA, 2008

Amnesty International, Danni collaterali: la violenza contro le donne nei conflitti armati, EGA, 2006

Barbara Spinelli, Femminicidio, Angeli, 2008

 

 

 

 

 

 

 

Romanzi

 

Lidia Castellani, Il corpo non sbaglia, Salani, 2010

Emma Donoghue, Stanza, letto, armadio, specchio, Mondadori, 2010

Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna Ucria

Lara Cardella, Volevo i pantaloni, Mondadori, 1989

Arundhati Roy, Il dio delle piccole cose, Einaudi, 1997

Irvine Welsh, Tolleranza zero, Guanda, 2001

Werewere Liking, La memoria amputata, Dalai, 2006

 

 

 

 

 

 

 

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