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60° anniversario della prima esecuzione di “Signore delle cime”

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8 ottobre 2018: 60° anniversario della prima esecuzione di “Signore delle cime” di Bepi De Marzi

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Nella primavera del 1951, uno studente universitario di chimica, Giuseppe Bertagnoli di Arzignano, veniva travolto da una slavina di neve e sassi nel vallone della Scagina, nell’Alta Valle del Chiampo sopra Campodalbero, durante un’escursione solitaria.

Socio del CAI, aveva partecipato, alla Resistenza ed era una figura molto nota e amata di alpinista e di appassionato della montagna. Dopo settimane di ricerche, è stato trovato finalmente dagli amici quando la neve ha cominciato a sciogliersi. Pochi anni dopo, con l’apporto del Corpo Forestale dello Stato e del Ministero dell’Agricoltura, è stato costruito in località “La Piatta”, dove ancora c’è quella che viene chiamata la “Capanna”, una piccola costruzione proprio del Corpo Forestale, un accogliente e armonioso Rifugio intitolato a Bertagnoli, affidato al Club Alpino di Arzignano che da quel tempo lontano lo ha tenuto sempre aperto, efficiente e accogliente, affidato a vari gestori che si sono succeduti responsabilmente nel tempo.

Nel 1958 alcuni giovani soci del CAI si sono uniti per formare un coro sul modello di un celebre gruppo di Trento. Dopo un inizio con il professore Mario Chiarello, già insegnante nella Scuola di Musica voluta da Antonio Pellizzari, industriale generoso e illuminato morto proprio nell’estate dello stesso anno, il coro è stato affidato al giovanissimo Giuseppe De Marzi, musicista diplomato in Conservatorio, organista di Ognissanti dove si alternava alle tastiere del poderoso organo Balbiani con un altro giovane musicista, Albino Bona, anch’egli perfezionatosi in Conservatorio. Tra i primissimi impegni del Coro del CAI appena formato c’è stato naturalmente il ricordo di Bertagnoli e a De Marzi, già diventato Bepi per gli amici, è stata chiesta la composizione di un canto adatto alla fraterna memoria. Il giovane maestro, figlio di una milanese di nome Edmea, colta e sensibile, e di un tecnico della Pellizzari, Giovanni, che suonava il mandolino, abitava in corso Mazzini, davanti alla caserma dei Carabinieri, proprio sopra una delle tante caratteristiche osterie arzignanesi, quella detta “Dalla Mora”. E Bepi confida: “In meno di mezz’ora ho scritto parole e musica mentre sentivo il vociare che saliva dalla simpatica osteria insieme al profumo del vino nuovo perché eravamo in autunno, tempo di vendemmie e primi mosti”. All’inizio di ottobre il Coro è salito al Rifugio Bertagnoli per la Messa celebrata da don Giovanni Battaglia, mitica figura di sacerdote educatore appassionato di montagna. Il titolo del nuovo canto realizzato da De Marzi a quattro voci doveva essere “Signore delle vette”, ma uno dei giovani fondatori del Coro, il tenore Ezio Ferrari, ragioniere, suggerì con arguzia che “cime” sarebbe stato più facile e scorrevole da intonare.

Da quel giorno di ottobre il canto è entrato nel repertorio di moltissimi cori italiani e stranieri. Il gruppo del CAI ha preso il nome di “Crodaioli” nel 1963 su suggerimento di Carlo Geminiani che aveva dato a De Marzi alcuni testi da musicare, tra cui il celebre Joska la rossa e L’ultima notte degli alpini ispirati da Giulio Bedeschi, il medico alpino e scrittore nato ad Arzignano, ora ricordato con la Biblioteca Comunale posta nel cuore della città. E Signore delle cime, a distanza di sessant’anni, è ormai uno dei canti più noti nel mondo, tradotto in molte lingue, forse dodici o quindici, dal finlandese al giapponese, anche in greco, cantato proprio dai Crodaioli durante una tournée nella terra dell’Olimpo. E tra poco I Crodaioli si proporranno ad Arzignano nel Concerto di Ognissanti l’Uno di novembre, quando, con la partecipazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune, verrà ricordato anche Antonio Pellizzari con una celebre musica organistica di Vivaldi suonata dal grandissimo concertista Francesco Finotti. E non mancherà certamente “Signore delle cime”, che verrà intonato idealmente da tutta la città insieme alla Valle del Chiampo, con echi nel Vallone della Scagina che li ha ispirati, ma si può dire anche generati, lasciandoli liberi poi nel vento armonioso di tutto il mondo.

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