Vai al contenuto

ARZIGNANO, QUA LA MANO: LA MOSTRA DI SCOTOLATI

L’assessore Riccardo Masiero: “E’ un onore ospitare questo grande artista. Può essere considerata la più grande esposizione d’opere illustrate sul Veneto realizzata finora e rientra fra gli appuntamenti del secondo Convegno Internazionale sulla Lingua Veneta (CILVE 2), evento organizzato dall’Academia de la Bona Creansa, che si terrà sabato 30 e domenica 31 marzo al Mattarello”

La mostra d’arte, lingua e cultura veneta, intitolata "Arzignano, qua la mano" di Gabriele Scotolati, ospitata nelle sale dell’ex ristorante "Al teatro" di Villa Mattarello, corso Mazzini 22 ad Arzignano, dal 22 marzo al 7 aprile 2019, può essere considerata la più grande esposizione d’opere illustrate sul Veneto realizzata finora. Rientra fra gli appuntamenti del secondo Convegno Internazionale sulla Lingua Veneta (CILVE 2), evento organizzato dall’Academia de la Bona Creansa e avente per oggetto lo studio e la promozione del patrimonio linguistico veneto, che si terrà sabato 30 e domenica 31 marzo al teatro Mattarello di Arzignano.
Durante il convegno, lo ricordiamo, interverranno professori universitari e studiosi provenienti da diversi Paesi, rappresentanti delle comunità venetofone nel mondo e due linguisti dell’UNESCO. Le lingue utilizzate in questa sede saranno l’italiano, l’inglese e il veneto: a questo proposito è da segnalare che questa sarà la prima occasione nella storia contemporanea in cui la lingua veneta sarà impiegata in una cornice istituzionale e di profilo scientifico. Il CILVE 2 fornirà inoltre ai rappresentanti delle più importanti comunità venetofone (Brasile, Messico, Slovenia, Croazia, Italia) uno spazio di confronto al fine di elaborare dei progetti comuni volti alla valorizzazione della lingua veneta.
 
Disposta in tre grandi sale, la mostra di Gabriele Scotolati è suddivisa in tre sezioni così denominate:

– Sala 1, ovvero "Dell’Alfabeto Veneto, di Arzignano e del territorio vicentino".
Ventisette cavalletti reggono trentatré pannelli (form. 1 m x 1 m) raffiguranti l’alfabeto veneto illustrato, di cui vengono esposti anche i disegni originali (a colori, form. 22 x 48 cm) e il libro "La poezia de la lengua in arte" che li raccoglie. Nella prima sala sono collocati inoltre settanta disegni in form. A 3 e form. A 4a colori e in bianco e nero comprendenti i paesi del territorio vicentino, cominciando da Arzignano, realizzato altresì come immagine del manifesto della mostra.

– Sala 2, ovvero "Di Vicenza e del Veneto" .
 Comprende tredici quadri a colori (form. medio 60 x 80 cm- 70 x 90 cm) con vedute di Vicenza particolarmente suggestive e centoventi immagini della stessa città (stampe di form. A 3 e A 4, a colori e in bianco e nero), nonché 12 disegni di città venete (negli stessi formati, a colori e in bianco e nero). Dodici illustrazioni originali (formato A 4, in bianco e nero) tratti dal libro "La Città della Rinascita: frammenti di vita vicentina degli anni ’50 e dieci libri, scritti e disegnati dallo stesso Scotolati, completano il coloratissimo spazio centrale.
Due angoli ludici sono stati all’interno di questa sala: "Le famose copertine di Achille Scotolame" e "Arzignanesi allo specchio". Sono dedicati a fantasiose ricostruzioni di fatti cronachistici di Scotolati , disegnati sulla falsariga delle copertine di Achille Beltrame e all’invito ai visitatori arzignanesi (e non) ad un ritratto o caricatura che rimarrà esposta per tutta la durata dell’esposizione.

– Sala 3 ovvero "Degli Arfi (respiri) e dei Veneti Illustri".

Dodici cavalletti reggono altrettanti pannelli (form. 1 m x 1 m) con immagini evocanti paesaggi onirici (su testi veneti ispirati alla natura).
I disegni originali (a colori, form. 33 x 48 cm) occupano metà sala, per l’altra metà costituita da una serie (dieci) di volti di veneti illustri (Carlo Goldoni, Ruzante, Achille Beltrame, Antonio Pigafetta, Giacomo Pellizzari…) in grande formato (50 x 70 cm) a colori, in parte realizzati e altri in via di compimento nel tempo della mostra che rimarrà aperta dalle ore 10 alle ore 19 di ogni giorno.

Trecento sono alla fine le opere in esposizione, a tutti buona visione.

2. LE OPERE NEL CONTESTO: LINGUA VENETA E ARTE
di Polisseno Fegejo

La lingua è, nella vita di ogni popolo, ciò che maggiormente ne condensa il carattere, la trama delle esperienze collettive, le strutture profonde del pensiero. Per questo la riflessione sulla lingua delle Venezie è il cuore della mostra di Gabriele Scotolati: essa si sviluppa infatti come un percorso visivo attraverso la lingua veneta, i suoi suoni, la sua peculiare musicalità, i letterati che nel corso dei secoli scelsero di comporre le proprie opere in veneziano, in pavano e nelle altre varietà di questo idioma ricco di screziature ma fondamentalmente unitario.

Entrando nella Sala 1 ci si trova circondati dai pannelli dell’Alfabeto Veneto: ogni opera rappresenta una lettera (o un digramma) della lingua veneta, nella versione elaborata dall’Academia de la Bona Creansa. A ciascuna lettera è associato un squarcio di prosa o di poesia che contiene una parola iniziante con la lettera in questione. Ciò permette, tra l’altro, di offrire un saggio della ricchezza e del pregio della letteratura veneta.

Le architetture che l’artista propone nella Sala 2, a volte reali a volte capricci onirici, possono essere comprese soltanto nel loro stratificarsi storico attraverso quella parlata, quell’idioma, quella lingua che dal nobile all’architetto, dal gran pittore al tagliapietra tutti usavano come comune ed egualitario mezzo di espressione.

Nella Sala 3 sono esposte due serie di opere: gli Arfi e i ritratti di veneti illustri. Gli Arfi sono dei paesaggi fantastici ispirati a poesie sugli elementi naturali, sui cieli, sul fluire del tempo e delle ere. Vi sono, tra gli altri, l’Arfio de la Creasion, l’Arfio de la Luna, l’Arfio de le Acue.
L’altra serie di opere, in parte già realizzate in parte in corso di esecuzione durante la mostra, ci pone al cospetto dei grandi autori veneti che scrissero in lingua madre: tra questi compaiono Ruzante, Andrea Calmo, Carlo Goldoni, Berto Barbarani, Biagio Marin, Andrea Zanzotto e altri.  Qui il volto di ciascun autore è associato ad un’immagine dei luoghi in cui egli operò e ad un brano tratto dalle sue opere. Ad aprire la serie è il ritmo bellunese, frammento di un poema epico anonimo in cui si narra la presa del Castel d’Ardo nel 1193: questo può essere considerato il primo testo della letteratura in lingua veneta.

 

Alessia Bevilacqua
Sindaco con gestione diretta di Edilizia, Urbanistica, Industria, Grandi Opere e Bilancio

Altre comunicazioni